arte africana
 
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Questa sezione riguarda l’arte africana tradizionale, vale a dire quella la cui destinazione rientra nel complesso degli originari usi delle popolazioni dell’Africa nera, o sub-sahariana.  Prevalentemente in forma di scultura lignea, l’opera d’arte riveste presso tali comunità una funzione religiosa e rituale ed è considerata dimora di un’entità soprannaturale. Se statua, essa può avere un carattere tutelare (cioè servire a proteggere), o apotropaico (cioè difendere da malefici e sortilegi) o magico (cioè propiziare il determinarsi di certi risultati, come il successo nella caccia, la guarigione dalle malattie, l’annientamento di un nemico), e può riguardare a seconda dei casi la sfera di un singolo individuo, di un nucleo familiare o di un intero villaggio. La maschera invece ha sempre un carattere rituale e collettivo, limitato a circostanze (feste, iniziazioni, guerre, funerali etc.) in cui è richiesto l’intervento diretto delle entità ultraterrene a salvaguardia dell’integrità e dell’equilibrio della comunità. Esiste poi un’arte di corte, che va comunque considerata sacra in quanto destinata a un sovrano divinizzato a cui si guarda come al punto di relazione tra i viventi e le entità ultraterrene (e.g. presso i Kuba, le monarchie del Camerun, o gli antichi regni Fon, Benin e Ife).

Ancora oggi ci sono zone dell’Africa dove la scultura conserva il suo carattere originario, ma quasi sempre essa riveste in tali casi scarsissimo pregio estetico, a causa della contaminazione delle culture indigene da parte dell’Occidente e dell’Islam, contaminazione che si traduce in un evidente decadimento stilistico. Per tale motivo si parla di antiquariato africano, con ciò intendendo la produzione plastica realizzata più  o meno fino alla metà del XX secolo – le  condizioni climatiche e di conservazione nei luoghi d’origine, i parassiti xilofagi e la stessa deperibilità del legno fanno sì che una scultura di settant’anni possa a buon diritto essere considerata antica – ; periodo al quale appartengono ancora molte opere di notevole bellezza e purezza stilistica. Ovviamente un’opera anche contemporanea, se di rilevante valore estetico e creata per il contesto dell’originaria tradizione indigena, ha pari dignità rispetto a una antica.

Due parole, infine, sulla credenza diffusa da molta letteratura europea che la scultura africana, in quanto funzionale alla religione e al rito, sia per ciò disgiunta presso le culture a cui appartiene da ogni connotazione di carattere estetico. Ci sono etnie in cui per la realizzazione di maschere molto importanti vengono chiamati anche artisti di tribù distanti, se particolarmente bravi e rinomati, ed è normale che il bello sia importante per gli africani quanto lo è per noi. Si tratta ovviamente del solito pregiudizio razzista, apertamente contraddetto dalla stessa straordinaria qualità dell’arte africana, che non per un puro caso è servita da modello fondamentale all’evoluzione estetica dell’Occidente per buona parte del XX secolo.

Eugenio Bitetti